La nostra salute dipende da molti più fattori di quanto siamo abituati a pensare. Certamente contano le scelte quotidiane: ciò che mangiamo, il movimento che facciamo, il modo in cui ci prendiamo cura di noi stessi. Quando si parla di fattori di rischio, infatti, l’attenzione si concentra spesso soprattutto su abitudini individuali come il fumo, la sedentarietà, un’alimentazione poco equilibrata o il consumo eccessivo di alcol.
Si tratta certamente di elementi importanti, ma non sono gli unici. La salute di ciascuno di noi è influenzata anche dall’ambiente in cui vive, lavora e si relaziona con gli altri: la qualità dell’aria, le condizioni abitative, la presenza di spazi verdi, l’esposizione a sostanze potenzialmente nocive e persino l’organizzazione degli ambienti urbani possono contribuire, nel lungo periodo, al nostro stato di salute.
Inoltre, i comportamenti individuali non nascono nel vuoto, ma sono fortemente influenzati dal contesto fisico, sociale ed economico in cui viviamo. Una persona che dispone di aree verdi, percorsi pedonali sicuri o piste ciclabili, ad esempio, sarà generalmente più incentivata a svolgere attività fisica rispetto a chi vive in un ambiente che offre minori opportunità.
Per questo motivo oggi si parla sempre meno di scelte individuali come qualcosa di completamente autonomo e sempre più di determinanti della salute, cioè di tutti quei fattori che orientano, facilitano o ostacolano l’adozione di determinati comportamenti. La prevenzione moderna non si limita a promuovere stili di vita sani, ma punta anche a creare contesti che rendano tali comportamenti più accessibili e sostenibili nel tempo.
Che cosa sono i fattori di rischio
I fattori di rischio sono condizioni, comportamenti o caratteristiche che aumentano la probabilità di sviluppare una malattia. Alcuni fattori sono modificabili e dipendono, almeno in parte, dalle nostre scelte quotidiane. Altri, invece, non possono essere modificati, come l’età o la predisposizione genetica. I fattori di rischio vengono distinti in diverse categorie:
- biologici, come l’età, il sesso e la predisposizione genetica;
- comportamentali, come il fumo, la sedentarietà, l’alimentazione non equilibrata o l’abuso di alcol;
- sociali ed economici, che comprendono condizioni di lavoro, livello di istruzione e accesso ai servizi;
- ambientali, legati alla qualità dell’aria, dell’acqua, degli ambienti domestici e lavorativi e, più in generale, alle caratteristiche del territorio in cui si vive.
Questa classificazione ci ricorda che essere in salute non è sempre e solo una nostra scelta, ma è il risultato dell’interazione tra numerosi “ingredienti” che agiscono contemporaneamente.
L’ambiente come determinante di salute
Negli ultimi decenni è cresciuta la consapevolezza del ruolo che l’ambiente esercita sulla salute delle persone. Parlare di ambiente non significa soltanto fare riferimento all’inquinamento, ma considerare l’insieme delle condizioni che caratterizzano un’area: la qualità dell’aria e dell’acqua, la presenza di aree verdi, la sicurezza degli ambienti di lavoro, il livello di rumore, l’assetto urbanistico e la disponibilità di servizi.
Per questo motivo oggi si tende a considerare il territorio, più che l’ambiente fisico, come uno dei principali determinanti della salute. Il concetto di “territorio” comprende sì gli aspetti ambientali, ma include anche la storia, l’urbanistica, l’organizzazione dei servizi, le attività economiche, le infrastrutture, le relazioni sociali e l’identità culturale di un luogo.
Il territorio come parte della storia di una comunità
La storia recente di Gela rappresenta un esempio significativo di come sviluppo economico, trasformazioni urbane, qualità della vita e salute siano strettamente collegati.
A partire dagli anni Sessanta, la nascita del polo petrolchimico ha profondamente trasformato il territorio, contribuendo allo sviluppo economico della città e alla realizzazione di nuove infrastrutture e aree residenziali. In questo contesto nacque anche il quartiere Macchitella, progettato come un moderno insediamento urbano destinato ad accogliere lavoratori, tecnici e dirigenti impiegati nelle nuove attività industriali.
Nel corso del tempo Macchitella è diventato uno dei quartieri più rappresentativi della città, conservando una forte identità e un legame profondo con la storia del territorio. La sua evoluzione, anzi la sua stessa nascita, raccontano come l’ambiente in cui viviamo non sia soltanto uno sfondo delle attività umane, ma una componente che contribuisce a modellare la qualità della vita e il benessere delle comunità. Anche la storia del Santabarbara Hospital è strettamente legata a quella di Macchitella. La struttura nasce nel 1966 all’interno del quartiere e cresce insieme alla comunità locale, accompagnandone le trasformazioni sociali e territoriali.
Come accaduto in molte altre realtà caratterizzate da una forte presenza industriale, lo sviluppo economico si è accompagnato nel tempo a un crescente dibattito pubblico sui temi della tutela ambientale, della qualità dell’aria, della sostenibilità e del loro possibile impatto sul benessere delle persone. Si tratta di questioni che hanno contribuito a rafforzare la consapevolezza dell’importanza dei fattori ambientali come elementi da monitorare e considerare all’interno delle strategie di prevenzione e promozione della salute.
Il ruolo delle imprese e delle attività economiche
In questo scenario è chiaro che parlare di salute significa guardare anche all’impatto che le nostre attività hanno sull’ambiente. La sostenibilità è diventata una sfida che coinvolge tutti i settori della società, compreso quello sanitario.
Cliniche e ospedali non sono soltanto luoghi di cura, ma strutture complesse che impattano sull’ambiente e contemporaneamente organizzazioni che possono contribuire concretamente alla costruzione di modelli di sviluppo più responsabili e sostenibili.
Per garantire servizi assistenziali sicuri ed efficaci un ospedale deve funzionare ininterrottamente, consumando grandi quantità di energia per l’illuminazione, la climatizzazione e il funzionamento delle apparecchiature mediche. A questo si aggiungono l’utilizzo di risorse idriche, la produzione di rifiuti, spesso speciali o sanitari, l’impiego di materiali monouso necessari per garantire elevati standard di sicurezza e le emissioni indirette legate ai trasporti di pazienti, personale e fornitori.
Proprio per questo, negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il tema della sostenibilità in sanità: ridurre i consumi, migliorare l’efficienza energetica e utilizzare le risorse in modo più responsabile.
Operando in un territorio che ha vissuto profonde trasformazioni economiche, industriali e urbanistiche, anche il Santabarbara Hospital ha maturato negli anni una particolare sensibilità verso il rapporto tra salute, ambiente e qualità della vita, riconoscendo come il benessere delle persone dipenda da un insieme di fattori che vanno ben oltre la sola dimensione clinica. Da qualche anno abbiamo avviato un percorso di progressiva autonomia energetica che ci consente già oggi di coprire circa il 32% del nostro fabbisogno, riducendo il ricorso alle fonti fossili. L’obiettivo è raggiungere il 60% entro il 2026 e l’autosufficienza energetica entro il 2028, fino ad azzerare le emissioni di CO₂ prodotte dalla struttura.
Si tratta di un impegno che va oltre l’attività clinica quotidiana e che riflette una visione della sanità sempre più orientata al futuro: una sanità capace di curare, ma anche di promuovere benessere e responsabilità nei confronti della comunità e dell’ambiente.



